martedì 6 settembre 2011

Guscio poco amichevole.


Capita spesso di rifugiarmi in me stessa; solo dopo capisco che era il posto peggiore dove mi potessi rinchiudere.

venerdì 20 maggio 2011

Mai tentare di riempire i vuoti, portano solo un vuoto peggiore.


Invischiati nella melma.
Stanchi di decidere se alzarsi o sprofondare.
Ci si dà agli eccessi, senza capire bene il danno che si sta creando.
Diventi un lesionista e un autolesionista; quante volte ormai è accaduto.
Sempre la stessa storia del martire e del carnefice, che non si sa mai quando inizia uno e quando finisce l’altro.

Più sprofondi più la batosta del risveglio è grande, e più grande è la batosta più non riesci a rialzarti.
Cerchi un rifugio nel nichilismo e non ce lo trovi, cerchi rifugio nell’introspezione ed era meglio se non avessi mai guardato.
Hai la nausea di tutto, e ti accorgi che la cosa più nauseante sei proprio te.
E di nuovo sprofondi.



Un marshmallow masticato e sputato non è più un marshmallow, idiota.


Da dove nasce la convinzione che una volta stracciata a pezzi una persona questa possa tornare esattamente linda e pulita come prima?
E non fraintendetemi, non sto parlando del rapporto tra due persone che si deteriora se una di loro subisce un torto dall’altra: per quanto si possa essere dementi, chiunque sa che una volta in conflitto le due parti che si scontreranno non torneranno mai veramente alleate.
Quello di cui voglio parlare è differente, eppure molto simile.
L’aberrante convinzione generale è che una volta che hai visto il peggio puoi ancora far finta che tutto questo non esista.
Che tranquillamente tutto ciò che ti circonda riprenda le forme di un tempo, le forme che avevano prima di diventare marce, orribili e deformi. Camminando per strada le persone e gli oggetti diventano corpi estranei a te stesso. Ti chiedi se in fondo anche te hai una forma e una personalità e l’idea di non avercela non è poi tanto male. Ma quando ti accorgi che esisti e che devi esistere cominci a odiare qualsiasi cosa ti faccia notare quest’incombenza: gli specchi, le ombre, le fotografie.
Ci si chiede perché alcuni diventano cinici e altri no; la risposta è che i cinici sono dei sensibili che si sono fatti penetrare dai sentimenti ruvidi e privi di ogni morbidezza che ci circondano.
E la scelta di questo peso non è mai loro.

C’è chi fa buon viso a cattivo gioco, ma io considero questa categoria formata solo da falsi perbenisti che non fanno altro che occultare ciò che in realtà hanno dentro. Troppo tempo ho permesso di corrodermi , ora non posso fare a meno di vomitare parole e sensazioni.

È incredibilmente triste da ammettere, ma rifletto ciò che ho attorno. Datemi rabbia e io risponderò rabbia, datemi amore e io risponderò amore.
È per questo che evito i contatti. Riconosco la mia inadeguatezza sociale e la mia fragilità psicologica.
E la nego a chiunque non sia capace di gestirla.

mercoledì 30 marzo 2011

Le persone si innamorano perché hanno bisogno d’insalata.


- Dottore, mio zio è pazzo. Crede di essere una lattuga!
- Lo porti qua, che vediamo di curarlo.
- Dica è scemo? E poi io come la faccio l’insalata?

Ah, l’amore.
I film non parlano d’altro, i romanzi ne sono diventati intolleranti e sembra che tutto ruoti attorno ad esso.
Se esiste però un momento in cui il mondo per un momento si ferma e finalmente tace, è quando viene posta questa domanda: ma alla fine, che cos’è l’amore?

Nessuno risponde.
Silenzio in sala.
Un timido personaggio nascosto da un cristone seduto davanti a lui alza un’inferma mano e dice con tono incerto: - Un sentimento?
Brusio in sala.
Un coraggioso e avvenente damerino impagliato si alza e declama a voce piena: - Come si può declassare a ‘sentimento’ qualcosa come l’amore, che smuove i popoli e corrompe i potenti?
-E allora come classificarlo scusa? - , dice un anonima voce da un’altra parte della sala.
Di nuovo silenzio.

Immaginatevi questa scena e ripetetela all’infinito: non avrà mai una conclusione decente.
Ci sarà il fisico che dirà che ci innamoriamo perché gli atomi negativi tipicamente maschili hanno bisogno di atomi positivi tipicamente femminili e quindi ci attraiamo e mi fermo qui perché la fisica è un mio handicap; gli animalisti diranno che sono molto più evoluti gli animali che non hanno bisogno di certe futilità e che quindi dovremmo avere più rispetto per le altre specie viventi, buttare taniche di vernice addosso alle pellicce di gente ricca e superficiale ed andare in giro vestiti da mucche che vengono fucilate una per una per sensibilizzare all’argomento i bambini (che poi ne usciranno solo irrimediabilmente traumatizzati); i poeti diranno che l’amor è come un bocciuol di rosa che candidamente si posa sul suolo fangoso di un laghetto di bosco, e lentamente si muta in farfalla per spiccare un volo che racchiude in se l’allegoria della vita stessa.
Insomma chi ne ha più ne metta, non ci sarà mai nessun personaggio che azzittirà gli altri e porrà fine a questa assurda recita.

(Pausa ad effetto per rendermi più credibile)

Indefinibile.
A volte futile.
A volte necessario.
Insostanziale.
Preferibilmente evitabile.
Detestabile.

E allora spiegatemi perché ci si innamora ancora.
Potremmo decidere per accordo comune di smetterla.
Un giorno ci si alza e al tg della mattina invece di sentire di Gheddafi che bombarda la gente e Berlusca che sta lì a leccargli il culo la signorina presentatrice dal tono saccente dice: - E’ stato firmato ieri sera l’accordo chiamato ‘Soppressione Amorosa’ , d’ora in poi il mondo è libero dal circolo vizioso più opprimente mai inventato dopo lo psicologo.

Non accadrà mai.

Perché non accadrà mai?
Ma perché abbiamo bisogno di insalata.
Abbiamo bisogno di quell’inconcludenza, di quella paura, di quella incomprensione che a volte porta alla comprensione e a volte alla distruzione. 

-Non ha senso quello che dici.

Eppure si continua ad aver bisogno di insalata.

O forse quello di cui abbiamo bisogno è solo di clorofilla.
Ma questo è un altro post.