Visualizzazione post con etichetta spiccata socialità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiccata socialità. Mostra tutti i post

lunedì 31 marzo 2014

Il Re del Mondo




Per Romeo, la vita era un piatto di merda da mangiare col cucchiaino.

Il mondo era suo, ma lui non lo voleva.

Se capitava qualcosa di bello lui non se ne compiaceva, anzi: tanta felicità doveva per forza essere ripagata con un’ugual dose di sofferenza.

Così, dopo 15 giorni di felicità per il Paese, ecco che si scatenò una grande guerra, e tutti giù a piangere e lamentarsi.
- Ecco, lo sapevo io!, diceva il re, borbottando dalla mattina alla sera.
La guerra finì e ci furono tre mesi di pace, e l’unico rimasto a lamentarsi era il re.
- Tre mesi! Chissà cosa ci capiterà questa volta!

Ed ecco arrivare l’inverno più rigido della storia, con morti per le strade e orfani nelle vie.
- Lo sapevo! Era tutto troppo bello!, diceva il re, crucciandosi ogni giorno di più.

A primavera il Paese cambiò: venne deposto dal trono il re, che era un incapace bravo solo a lamentarsi, e venne sostituito da un Grande Stronzo, un profittatore che faceva solo i suoi interessi.

- Ecco, ora anche un dittatore!, diceva Romeo, senza accorgersi che lui era il re e che avrebbe potuto cambiare le cose.

domenica 6 marzo 2011

Schizofrenia.


-Uh, è mattina! Oddio cosa si fa di solito di mattina? Bah non importa, sono in ritardo per la metro! (Si dimentica che la mattina solitamente si fa colazione)
- In questa casa non c’è mai un cavolo da mangiare, stanotte ho dormito di merda, non ho studiato nulla, ho rotto l’ombrello e fuori piove pure!
- Chissà a cosa pensa la gente quando aspetta la metro? Quello forse è nervoso perché ieri è venuto a sapere che l’estinzione dei dodo è stata causata da degli uomini come lui. In effetti la cosa turba anche me. Chissà perché quello sta sempre a maniche corte anche a dicembre, forse è un esquimese mal adattato? Toh guarda! Un uccellino sulle rotaie! Ah ah ah! Che carino mentre tutti sono qui a borbottare lui se ne vola dove vuole!
- Perché c’è sempre così tanta gente alla metro? Non hanno un cazzo da fare la mattina? Devono per forza fare tutti ritardo e rompere perché c’è così tanta gente di mattina? Cioè anch’io mi sto lamentando, ma io mi lamento di loro che si lamentano e cazzo quando arriva la metro?!
- Ah prof, a proposito dei compiti! Non ho studiato perché ieri mi sono messa a comporre un sonetto metafisico con tema principale un pesce palla che credeva di essere un’aringa!
- La sua materia fa schifo, lei la insegna da schifo e io non ho minimamente intenzione di passare la mia giornata a leggere quel libro scritto da schifo.
- Com’è passata in fretta la giornata leggendo Rat Man! Dovrei farlo più spesso, così poi non sarò stanca nel pomeriggio e posso fare qualcosa di divertente. A proposito, com’è che si chiamava quel tizio che dipingeva le fragole di blu per far finta che fossero fragole aliene e diventare famoso? O forse era solo un mio sogno?...
- Domani faccio sega. Un’altra giornata a far finta di riuscire a sopportare certi stronzi e mi rinchiudo in un barile. Ed è meglio che dentro ci sia del rhum va.
- Oggi mi va di fare quattro passi, tanto l’autobus è in ritardo. Ah, una persona mi sorride! E pensare che magari qualcun altro avrebbe pensato ‘ma che cazzo vuole questo qua?’. Ormai non si sa più ricambiare nemmeno un gesto gentile. Come siamo caduti in basso. Fossero tutti come lui magari il mondo sarebbe un posto migliore.
- Ma che cazzo vuole questo qua? Se devo incontrare certi decerebrati è tutta colpa di questi cazzo di autobus non sono mai in orario! Voglio mangiare, ho fame Giuda ballerino!
- Credo mi metterò a disegnare il tizio delle fragole blu. O erano ananas?
- Non mi va nemmeno di disegnare. Tanto cosa voglio ottenere proiettando su un foglio le mie fantasie? Basta guardare fuori e tutto si distrugge.
- Forse dovrei essere più concreta…
- Forse dovrei essere più gentile e flessibile…
- Una tazza al contrario somiglia alla testa di un’ape!
- Non fanno altro che farmi incazzare.
- Ho dimenticato cosa dovevo fare.
- Qualsiasi cosa dovessi fare sarebbe stata la solita routine, meglio continuare a non ricordarselo.
- Se un cucchiaino riflette il mondo distorto e al contrario da una parte e dal verso giusto dall’altra è possibile che davvero esistano due me; entrambe storte ma ognuna con una prospettiva diversa del mondo. Se così fosse è un cucchiaino davvero molto saggio.
- Non vedo quale sia il problema. Ora solo perché un cucchiaino riflette in due modi diversi non significa che devo cercare di raddrizzarmi. Se lui è ambiguo non sono affari miei.
- Cavolo ho finito la china!
- Cavolo ho finito gli insulti.
- Ah ah, senza accorgermene ho scritto un post!
- Fatevelo piacere, STRONZI.

mercoledì 2 marzo 2011

A volte sono una iena.


Esco di casa incazzata come una belva feroce, o per meglio similitudinare un gorilla al quale hanno appena abbattuto l’ennesima foresta di mangrovie.
Fuori piove a dirotto.
Bestemmie.
Ignorando le folate di vento che trascinano le pecore come leggiadri pollini di pioppo e gli tsunami che scaturiscono dalle pozzanghere, mi incammino in una direzione a casaccio.
Scopro con mio sommo piacere di essermi incamminata proprio nella direzione della discarica.
Et voilà, non poteva assolutamente mancare: un esemplare quasi adulto di essere antropomorfo ancora incompleto cerebralmente (e che probabilmente rimarrà incompleto per sempre) che esordisce con angelico tono:
-Aò! A bona, ‘ndo stai andà?
Al che io rispondo, con tono contenuto:
-Ad una romantica passeggiata ai cassonetti, non noti?
-Stasera ce stà ‘na festa da li amici mia.

(Comincio ad irritarmi).

-Il termine ‘sti cazzi’ ti suggerisce qualcosa?

(Niente, continua).

-Ah ah ah, me piacciono le pischelle come te!
- TACI.
-Oh calmate, stavo solo…
-EVAPORA!
-Vaffanculo, STRONZA!
- Altrettanto, TROIONE!

Lo ammetto, a volte sono proprio una iena.
Non ne vado particolarmente fiera, ma è così.
Take it easy.

mercoledì 2 febbraio 2011

Cosa succede ad invitare un’aquila ad una festa.

L’aquila se ne stava tranquillamente appollaiata sul suo ramo preferito, quello del pino silvestre in cima alla rupe che somiglia ad un gabbiano. Si lascia accarezzare dalla brezza, così fresca e vitale, e osserva le nuvole che si rincorrono nel cielo, divertendosi a scovare le figure di oggetti che le piacciono in quegli immateriali ammassi gassosi. Là nulla esiste e nulla resta, ed Aquila scorda completamente i suoi problemi facendosi dolcemente invadere da pensieri eterei e fantasie improbabili.
Ad un tratto, spunta coniglio.
-Ehi Aquila, oggi è il mio compleanno e di giù diamo una gran festa. Si mangia e ci si diverte, tu vieni vero?
Le chiede con quel sorriso che riesce sempre a sciogliere il dolore nel cuore del rapace.

Ovviamente Aquila è contentissima che Coniglio voglia condividere la sua felicità con lei, e si prepara a raggiungerlo con un sorriso spiaccicato sul volto.
Così, si appresta a scendere dal ramo e calare in picchiata là dov’è il luogo del raduno.
Dall’alto vede tutti!
Ci stanno anche lo stregatto e l’osso. Gli sorride, e scende ancora più in basso.
Tocca il suolo con una zampa.

Appena si stabilizza sul suolo, si sente un po’ a disagio.
Gli artigli, creati per afferrare rami, gli si ricurvano all’indietro e non riesce bene a tenere l’equilibrio.
Sentendosi dannatamente impacciata, prova ad appollaiarsi su un sasso, quello più basso che trova, per non farsi sentire troppo distaccata ma nemmeno troppo partecipe.
Vede intorno a lei volti amichevoli e pensa:
“Qui di sicuro non si può star male, non leggo ostilità in nessun volto. Quindi calmiamoci e cerchiamo di non isolarci troppo”.
Così Aquila cerca di integrarsi nei discorsi degli invitati. Non sono ne noiosi ne immorali, ma non riesce lo stesso a dire niente.
Coniglio scorrazza là intorno, gioendo della presenza di tutti.
Aquila la osserva, e spera che non si giri a guardarla.
Ad Aquila vengono in mente i tempi in cui era solo un pollo, uno stupido pollo che ancora non aveva capito di essere un’aquila, non una gallina, e si sente stranita, persino triste. Ricorda di quando per lei i contatti erano solo un altro modo per farla sentire esclusa. Non capisce come fa a sentirsi triste in un momento così felice. Non capisce nemmeno come diamine è arrivata a certi ragionamenti.
Distoglie lo sguardo dal passato e lo riproietta sul presente.
Già, cosa è cambiato dal passato al presente?
E’ sempre egoista, incapace di gioire della felicità altrui. È peggiorata ogni giorno di più da allora. Scappando sul suo ramo, distaccandosi da tutti ha solo peggiorato se stessa.
Troppa materialità, troppi contatti laggiù.
Eppure fa uno sforzo, lo fa per Coniglio.
Ormai è nervosa.
Comincia a mordicchiare insistentemente Osso che sopporta in modo epico, roba da farci un epopea. Altro che Giobbe.
Ogni tanto inconsciamente se ne vola su un ramo là vicino, guarda in alto per un po’, riprende ad osservare le nuvole, si accorge che quello non è il comportamento adatto e torna a terra.
Adesso la faccenda sta cominciando a farsi grave. Non ha più fame, le gira la testa e ha i crampi allo stomaco.
Ma com’è possibile che riesca a stare così male? Possibile che sia davvero così disadattata?
No. Si rifiuta di crederci.

Finita la festa fa un cortese sorriso a tutti, sperando visceralmente che nessuno si sia accorto di quello che è successo.
Per fortuna Coniglio sorride ancora, ed è un sorriso vero. Meno male che c’è Coniglio.

Tornata a casa Aquila non fa altro che prendere a testate l’albero sperando che in un qualche misterioso modo rinsavisca dalla sua assurda e imbarazzante personalità.
Credeva di essersi accettata, credeva che ormai certe situazioni non si sarebbero mai più ripetute, che ormai fosse a posto.
E ancora una volta pensa a Coniglio. Aquila non riesce a dirglielo, anche se sa che deve. Non può mentirle. Non a lei.
Ma non avrà mai la forza necessaria per dirle ciò che la logora.
Così eccola qua, a scrivere un post che spera Coniglio non legga mai.

Ecco cosa succede ad invitare un’aquila ad una festa.

Fanculo a me, magari un giorno crescerò anch’io.