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domenica 6 marzo 2011

Schizofrenia.


-Uh, è mattina! Oddio cosa si fa di solito di mattina? Bah non importa, sono in ritardo per la metro! (Si dimentica che la mattina solitamente si fa colazione)
- In questa casa non c’è mai un cavolo da mangiare, stanotte ho dormito di merda, non ho studiato nulla, ho rotto l’ombrello e fuori piove pure!
- Chissà a cosa pensa la gente quando aspetta la metro? Quello forse è nervoso perché ieri è venuto a sapere che l’estinzione dei dodo è stata causata da degli uomini come lui. In effetti la cosa turba anche me. Chissà perché quello sta sempre a maniche corte anche a dicembre, forse è un esquimese mal adattato? Toh guarda! Un uccellino sulle rotaie! Ah ah ah! Che carino mentre tutti sono qui a borbottare lui se ne vola dove vuole!
- Perché c’è sempre così tanta gente alla metro? Non hanno un cazzo da fare la mattina? Devono per forza fare tutti ritardo e rompere perché c’è così tanta gente di mattina? Cioè anch’io mi sto lamentando, ma io mi lamento di loro che si lamentano e cazzo quando arriva la metro?!
- Ah prof, a proposito dei compiti! Non ho studiato perché ieri mi sono messa a comporre un sonetto metafisico con tema principale un pesce palla che credeva di essere un’aringa!
- La sua materia fa schifo, lei la insegna da schifo e io non ho minimamente intenzione di passare la mia giornata a leggere quel libro scritto da schifo.
- Com’è passata in fretta la giornata leggendo Rat Man! Dovrei farlo più spesso, così poi non sarò stanca nel pomeriggio e posso fare qualcosa di divertente. A proposito, com’è che si chiamava quel tizio che dipingeva le fragole di blu per far finta che fossero fragole aliene e diventare famoso? O forse era solo un mio sogno?...
- Domani faccio sega. Un’altra giornata a far finta di riuscire a sopportare certi stronzi e mi rinchiudo in un barile. Ed è meglio che dentro ci sia del rhum va.
- Oggi mi va di fare quattro passi, tanto l’autobus è in ritardo. Ah, una persona mi sorride! E pensare che magari qualcun altro avrebbe pensato ‘ma che cazzo vuole questo qua?’. Ormai non si sa più ricambiare nemmeno un gesto gentile. Come siamo caduti in basso. Fossero tutti come lui magari il mondo sarebbe un posto migliore.
- Ma che cazzo vuole questo qua? Se devo incontrare certi decerebrati è tutta colpa di questi cazzo di autobus non sono mai in orario! Voglio mangiare, ho fame Giuda ballerino!
- Credo mi metterò a disegnare il tizio delle fragole blu. O erano ananas?
- Non mi va nemmeno di disegnare. Tanto cosa voglio ottenere proiettando su un foglio le mie fantasie? Basta guardare fuori e tutto si distrugge.
- Forse dovrei essere più concreta…
- Forse dovrei essere più gentile e flessibile…
- Una tazza al contrario somiglia alla testa di un’ape!
- Non fanno altro che farmi incazzare.
- Ho dimenticato cosa dovevo fare.
- Qualsiasi cosa dovessi fare sarebbe stata la solita routine, meglio continuare a non ricordarselo.
- Se un cucchiaino riflette il mondo distorto e al contrario da una parte e dal verso giusto dall’altra è possibile che davvero esistano due me; entrambe storte ma ognuna con una prospettiva diversa del mondo. Se così fosse è un cucchiaino davvero molto saggio.
- Non vedo quale sia il problema. Ora solo perché un cucchiaino riflette in due modi diversi non significa che devo cercare di raddrizzarmi. Se lui è ambiguo non sono affari miei.
- Cavolo ho finito la china!
- Cavolo ho finito gli insulti.
- Ah ah, senza accorgermene ho scritto un post!
- Fatevelo piacere, STRONZI.

mercoledì 2 febbraio 2011

Cosa succede ad invitare un’aquila ad una festa.

L’aquila se ne stava tranquillamente appollaiata sul suo ramo preferito, quello del pino silvestre in cima alla rupe che somiglia ad un gabbiano. Si lascia accarezzare dalla brezza, così fresca e vitale, e osserva le nuvole che si rincorrono nel cielo, divertendosi a scovare le figure di oggetti che le piacciono in quegli immateriali ammassi gassosi. Là nulla esiste e nulla resta, ed Aquila scorda completamente i suoi problemi facendosi dolcemente invadere da pensieri eterei e fantasie improbabili.
Ad un tratto, spunta coniglio.
-Ehi Aquila, oggi è il mio compleanno e di giù diamo una gran festa. Si mangia e ci si diverte, tu vieni vero?
Le chiede con quel sorriso che riesce sempre a sciogliere il dolore nel cuore del rapace.

Ovviamente Aquila è contentissima che Coniglio voglia condividere la sua felicità con lei, e si prepara a raggiungerlo con un sorriso spiaccicato sul volto.
Così, si appresta a scendere dal ramo e calare in picchiata là dov’è il luogo del raduno.
Dall’alto vede tutti!
Ci stanno anche lo stregatto e l’osso. Gli sorride, e scende ancora più in basso.
Tocca il suolo con una zampa.

Appena si stabilizza sul suolo, si sente un po’ a disagio.
Gli artigli, creati per afferrare rami, gli si ricurvano all’indietro e non riesce bene a tenere l’equilibrio.
Sentendosi dannatamente impacciata, prova ad appollaiarsi su un sasso, quello più basso che trova, per non farsi sentire troppo distaccata ma nemmeno troppo partecipe.
Vede intorno a lei volti amichevoli e pensa:
“Qui di sicuro non si può star male, non leggo ostilità in nessun volto. Quindi calmiamoci e cerchiamo di non isolarci troppo”.
Così Aquila cerca di integrarsi nei discorsi degli invitati. Non sono ne noiosi ne immorali, ma non riesce lo stesso a dire niente.
Coniglio scorrazza là intorno, gioendo della presenza di tutti.
Aquila la osserva, e spera che non si giri a guardarla.
Ad Aquila vengono in mente i tempi in cui era solo un pollo, uno stupido pollo che ancora non aveva capito di essere un’aquila, non una gallina, e si sente stranita, persino triste. Ricorda di quando per lei i contatti erano solo un altro modo per farla sentire esclusa. Non capisce come fa a sentirsi triste in un momento così felice. Non capisce nemmeno come diamine è arrivata a certi ragionamenti.
Distoglie lo sguardo dal passato e lo riproietta sul presente.
Già, cosa è cambiato dal passato al presente?
E’ sempre egoista, incapace di gioire della felicità altrui. È peggiorata ogni giorno di più da allora. Scappando sul suo ramo, distaccandosi da tutti ha solo peggiorato se stessa.
Troppa materialità, troppi contatti laggiù.
Eppure fa uno sforzo, lo fa per Coniglio.
Ormai è nervosa.
Comincia a mordicchiare insistentemente Osso che sopporta in modo epico, roba da farci un epopea. Altro che Giobbe.
Ogni tanto inconsciamente se ne vola su un ramo là vicino, guarda in alto per un po’, riprende ad osservare le nuvole, si accorge che quello non è il comportamento adatto e torna a terra.
Adesso la faccenda sta cominciando a farsi grave. Non ha più fame, le gira la testa e ha i crampi allo stomaco.
Ma com’è possibile che riesca a stare così male? Possibile che sia davvero così disadattata?
No. Si rifiuta di crederci.

Finita la festa fa un cortese sorriso a tutti, sperando visceralmente che nessuno si sia accorto di quello che è successo.
Per fortuna Coniglio sorride ancora, ed è un sorriso vero. Meno male che c’è Coniglio.

Tornata a casa Aquila non fa altro che prendere a testate l’albero sperando che in un qualche misterioso modo rinsavisca dalla sua assurda e imbarazzante personalità.
Credeva di essersi accettata, credeva che ormai certe situazioni non si sarebbero mai più ripetute, che ormai fosse a posto.
E ancora una volta pensa a Coniglio. Aquila non riesce a dirglielo, anche se sa che deve. Non può mentirle. Non a lei.
Ma non avrà mai la forza necessaria per dirle ciò che la logora.
Così eccola qua, a scrivere un post che spera Coniglio non legga mai.

Ecco cosa succede ad invitare un’aquila ad una festa.

Fanculo a me, magari un giorno crescerò anch’io.

domenica 30 gennaio 2011

RododenTro


Il primo post che ho scritto ha suscitato parecchi commenti.
Alcuni dicevano che wow sono troppo una ganza, altri che scrivo male, altri ancora si stupivano che da un essere così mediocre come me poteva scaturirne un blog.

Sorvolando queste interessanti opinioni, quello che più di tutti è stato declamato è il seguente:
-Lady, la parola rododendro fa terribilmente schifo.
Com’era possibile?
Ai miei orecchi nulla suonava più eufonico ed inebriante  della parola ‘rododendro’.
È così arrotolata, lunga e difficile da coniugare. Sulla lista dei miei termini preferiti sta alla n° 1, seguito da ‘paraurti’, ‘pterodattilo’ e ‘psichedelico’.
Anche ‘giaguaro’ spacca.

Eppure, nonostante queste miei fondatissimi e inattaccabili gusti, il loro raccapriccio rimaneva.

Sono allora dovuta andare a cercare la causa del mio (a quanto pare) infondato amore altrove.
Dopo un po’ di rimuginamento allietato dalla contemplazione di una ghiandaia che stava appollaiata davanti la mia finestra e cazzo sono tanto belle ma hanno una voce da trita timpano, mi è passata nel teleschermo celebrale questa risposta: RODO DENTRO.

Ecco perché!
Non avevo mai immaginato un risvolto della trama così poetico, che fosse anche un ingegnoso gioco di parole!

È vero, rodo tantissimo dentro.
Mi è difficilissimo esternare le emozioni negative sotto forma di parole, diciamo che ho un tacito compromesso col mio corpo che quando sto male di testa sto male anche fisicamente.
Pensate un po’: per tre anni di seguito non la smettevo di vomitare e i dottori di tutti gli ospedali della zona si arrovellavano per capire quale sconosciuto morbo e malattia degenerativa potessi avere, e io mi sentivo tanto una paziente de Dottor House e la cosa mi divertiva da morire e cavolo se sono bastarda!  
La risposta però era talmente semplice e paradossale che nessuno ci aveva pensato: mi faceva schifo quasi tutto, mi facevano schifo le persone e gli ambienti che ero costretta a frequentare.
Mi facevano letteralmente ‘vomitare’.
Ma nessuno ci aveva pensato perché  nessuno guarda all'interno degli altri.
E non avevano tantomeno fatto i conti con la mia ipersensibilità.
Ecco cosa succede a sottovalutare una Lady dei Rododendri.

E la volete sapere una cosa?
Nonostante avessero infine capito la causa del mio male, non è cambiato proprio nulla di nulla. Sto esattamente come prima.
Chi mai mi ha davvero aiutato?
Ma, parlandoci chiaramente, chi si è mai davvero interessato al fatto che mi ‘ammalo’ troppo spesso (a parte i pochissimi che possa chiamare amici)?
A chi dovrebbe interessare, in effetti.
Eppure quelle che non mi stanno ancora bene sono le persone che spuntano come margherite dicendo:
-Ehi, cèè stai tipo troppo uno sbattimento, vedi di curarti ganza!

A voi non urterebbero un po’ tanto i commenti sulle vostre occhiaie, fatti così a freddo, mentre magari non dormite da una settimana e avete il fottutissimo bisogno di riposare e di sentirvi in un clima a voi amico?
Spero davvero che molti di quelli che conosco appartenenti alla categoria sopracitata leggano questo post.
Chissà, magari prima di urtare a quella maniera la gente si faranno due domandine.

La prima che consiglierei è questa: ‘Perché non tengo per me le mie urtanti considerazioni e vado a fare qualcosa di utile per l’umanità?’

‘Urtanti’.  ‘Urtare’.
Ho scoperto che mi piacciono anche queste parole.
Quindi non scassate se le ripeto.

giovedì 13 gennaio 2011

Gli unici momenti della vita dove tutto fila liscio come bradipi sul ghiaccio.


I momenti nella vita in cui tutto fila liscio sono due:
 1) Quando scrivi;
 2) Quando disegni.

Magari è stata una giornata orribile di una settimana orribile di una vita orribile, e voi siete appena tornati a casa.
Non vi va ne di accendere la TV perché dicono solo stronzate ne di aprire facebook perché dicono solo stronzate.

Così vi ritrovate davanti a una distesa di carta, e usate la matita come fosse una gru con la voglia matta di costruire su quella vuota distesa un castello di tutto quello si aggira nella vostra testa da giorni.

Incominciano a delinearsi le prime forme, i  primi pensieri, e intanto la gru continua a costruire e senti che finalmente sei capace di fare qualcosa e ti senti diverso da cinque minuti fa dove tutto quello che riuscivi ad esternare era solo insofferenza e una voglia matta di sentirsi a proprio agio.

E tutto quello che sembrava solo uno spazio bianco sul foglio e nel cervello prende forma, sotto forma di lettere, di linee e di pensieri e tutto quello che avevi in testa sta nel foglio come se ti guardassi in uno specchio e non importa se non metto un minimo di punteggiatura dall’inizio della frase o che sia una giornata orribile di una settimana orribile di una vita orribile, l’unica cosa che conta è che nulla può andare storto finché ci saranno quella matita e quel foglio ad aspettarti a casa mentre su facebook e in TV  e in giro per il mondo dicono solo stronzate.

mercoledì 12 gennaio 2011

‘E cercavo solo un altro posto dove sentirmi pienamente a disagio’ [cit]


-Lady, cosa ti ha portato a scrivere un blog?

Direi che la mia risposta sta nel titolo di questo post.
Ora vi spiego.

Nella vita, tutti cercano di essere sempre nel posto giusto, nel momento giusto, col make up giusto e l’atteggiamento giusto.

Questo tipo di comportamento non è presente da sempre.
Io cominciai ad osservarlo verso la quinta elementare.  Le bambine della mia classe non giocavano più ai pirati con me, preferivano decidere come pettinarsi  i capelli e cosa indossare in funzione all’ultimo giornaletto uscito in edicola, dove potevano osservare ‘le star’ nella loro vita che credevano fosse perfetta e da realizzati.
Osservando questo comportamento che non rientrava proprio nei miei canoni, pensai che c’era qualcosa di sbagliato in me. Perché invece di mettere una gonna preferivo usare dei più comodi e pratici pantaloni. Perché invece  di passare una giornata a guardarmi allo specchio e vedere cosa non andava nella mia faccia preferivo disegnare. Perché invece di guardare quella cagata di Paso Adelante passavo i pomeriggi a leggere.

La situazione degenerò alle medie.  
Lì se non ti sei come loro diventi un emarginato sociale, non più un’ esuberante ragazzina fuori dagli schemi.
Allora cominciai a cercare di sembrare una di loro.
Dovete sapere inoltre che io abito in un quartiere dove la gente, in particolare ragazze e donne di tutte le età, si mettono in tacchi per uscire a buttare la spazzatura. Quindi in un modo o nell’altro io dovevo essere sempre perfetta.
Ma non ci riuscivo, perché dentro di me, in ogni momento della giornata, sentivo la mia personalità che agognava di uscire e respirare.
Io però me ne vergognavo troppo.

Cosa successe poi?
Successe che mi ero rotta. Ogni volta che vedevo stampato sulla mia faccia lo stesso sorriso da oca petulante che tanto odiavo vedere in faccia agli altri, ho deciso di sguinzagliare le mie idee in giro per il mondo, mentre sul mio viso al posto di un sorriso da oca petulante ci sarebbe stato un ghigno malefico-soddisfatto.

 
Ho detto chiaro e tondo come la pensavo riguardo a certe cose:
-       -   E’ da stupidi fare dell’estetica la propria ragione di vita, perché noi con una certa faccia ci nasciamo e sarebbe molto più intelligente migliorarsi interiormente. Perché un uomo salamandra può essere ripugnante agli occhi, ma se ha passato la sua vita a ragionare su se stesso e sugli altri è degno di stima. Mi dite che meriti ha una/o ragazza/o con una faccia da svenimento momentaneo che non ha idea di chi sia Bukowski ma che sa a memoria Twilight?
-       -   È nuovamente da cerebrolesi cambiare personalità in funzione di dove stai e con chi stai. Significa che alla fine dentro non hai un cazzo e per controbilanciarti ti riempi di ciò che ti circonda. Nuovamente degno di trattorata in faccia.
-       -   È da codardi non esporre le proprie idee per paura di essere giudicati; se non  si ascolta ciò che gli altri hanno da dire è impossibile vedere le cose da diversi punti di vista, e quindi si avrà sempre una visione superficiale delle cose.

Ovviamente questo mio modo di pensare non ha riscosso particolare successo nel mio ambiente.

Ma da quel momento in poi si è innescato in me un processo totalmente inverso, che mi portava a desiderare qualsiasi cosa fosse al di fuori  di quello che io consideravo un modo fittizio di sorrisi fittizi e parole fittizie.

Da quel momento in poi ho sempre cercato un posto dove sentirmi pienamente a disagio.

Avete presente le feste di diciott’anni? Quelle dove per ideale comune ci si deve andare vestiti da damerini impagliati? Ecco, io sono quella che si presenta con una tutina da Superpippo e un carciofo appuntato a mo’ di garofano.

-Rododendra, questo è puro e semplice EGOCENTRISMO.

No, non è egocentrismo.

Io desidero solo poter essere me stessa e dimostrare al mondo che anche nei momenti in cui ci si dovrebbe sentire a disagio io rimango esattamente al mio posto, con la mia testa e le mie idee.

E che per cambiare il mio punto di vista non basta un sorriso da gallina giuliva.